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“Vertical Pleasure”: Nuova Via sulla Cima Tosa nelle Dolomiti

Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden hanno completato l'apertura di una nuova e impegnativa via, denominata "Vertical Pleasure", sulla maestosa parete nord della Cima Tosa nelle Dolomiti. Questa straordinaria impresa, che ha richiesto oltre 24 ore di scalata ininterrotta, evidenzia la tenacia e la profonda connessione degli alpinisti con l'ambiente montano. La scelta del nome, un omaggio ironico a Mick Fowler, sottolinea la difficoltà dell'ascensione, ben lontana dall'idea di "scalata piacevole", ma che ha regalato ai due un'esperienza indimenticabile e un profondo senso di realizzazione.

La loro avventura rappresenta non solo un successo alpinistico, ma anche una testimonianza della capacità umana di superare limiti fisici e mentali in condizioni estreme. La descrizione dettagliata delle sfide incontrate, dal freddo pungente ai funghi di neve che ostacolavano la progressione, offre uno spaccato autentico delle difficoltà affrontate dagli alpinisti su terreni complessi. Questo racconto ispira e affascina, mettendo in luce il coraggio e la dedizione necessari per affrontare e conquistare le vette più impervie.

L'Inaugurazione della Via "Vertical Pleasure"

Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden hanno recentemente aperto una nuova via di arrampicata, denominata "Vertical Pleasure", lungo la parete settentrionale della Cima Tosa, nel cuore del gruppo del Brenta. L'impresa, portata a termine il 10 marzo scorso, si estende per 1200 metri e presenta gradi di difficoltà elevati (M6+, A1, VI, 95°, WI4), seguendo integralmente un impressionante camino ghiacciato che dalla base conduce fino alla vetta. Andreozzi, che aveva già aperto una via sulla stessa parete nel 2021, ha definito questa nuova avventura come un ritorno al "luogo del delitto", anticipando una sfida ancora più significativa rispetto alle sue precedenti esperienze alpinistiche.

Questa nuova via si distingue per la sua logicità e l'approccio ideale lungo il camino, rimasto inviolato fino ad oggi a causa delle sue condizioni estive impraticabili. Solo il rigore dell'inverno rende possibile la progressione con le piccozze, ma introduce nuove e continue sfide. La presenza di "funghi di neve" in quasi ogni tiro, che ostruivano i camini, ha rallentato notevolmente l'ascensione, rendendola particolarmente ardua e mettendola a dura prova la resistenza fisica e mentale dei due alpinisti.

Le Sfide e la Tenacia nell'Ascensione Invernale

L'ascensione decisiva è stata una lunga cavalcata senza soste, condizionata da condizioni meteorologiche estreme e dalla necessità di una progressione continua. Un tentativo precedente, effettuato due settimane prima, si era concluso senza successo. Durante l'impresa, pulire e scavare la neve ha fradici i due alpinisti, rendendo impossibile qualsiasi bivacco. La decisione di scalare giorno e notte senza interruzioni si è rivelata l'unica strategia per evitare l'ipotermia e mantenere attivi i muscoli, garantendo così la sopravvivenza in un ambiente così ostile.

Le condizioni sono ulteriormente peggiorate verso la fine dell'ascensione, con l'arrivo della nebbia e di una nevicata imprevista. Le corde si sono congelate, diventando rigide come filo di ferro, e le protezioni inglobate nel ghiaccio hanno perso efficacia. Nonostante queste avversità, Andreozzi e Samaden hanno perseverato, raggiungendo la vetta della Tosa alle 4 del mattino, dopo oltre 24 ore di scalata. Al termine dell'impresa, i loro vestiti e zaini erano strappati, e le corde talmente danneggiate da dover essere scartate, a testimonianza della straordinaria resistenza e determinazione dimostrate.