L'aumento della popolarità delle montagne ha portato le vie ferrate a un ruolo di primo piano, offrendo adrenalina e un'evoluzione per gli escursionisti. Tuttavia, questa crescita solleva questioni cruciali sulla sicurezza e sulla gestione responsabile. Un convegno tenutosi a Mori ha evidenziato la necessità di un equilibrio tra lo sviluppo turistico e la salvaguardia dell'ambiente alpino, promuovendo una fruizione consapevole e una comunicazione responsabile. Le associazioni alpinistiche, come SAT e CAI, spingono per una moratoria sulla creazione di nuove vie, concentrandosi sulla manutenzione e sulla sicurezza di quelle esistenti, e sottolineando l'importanza della preparazione degli utenti per prevenire incidenti.
Convegno a Mori: Un Dibattito Cruciale sul Futuro delle Vie Ferrate
Il 17 ottobre 2026, nella pittoresca località di Mori, si è tenuto un significativo convegno intitolato "Vie ferrate tra paesaggio, economia e loisir". L'evento, organizzato congiuntamente dalle sezioni di Mori e Avio della Società Alpinisti Tridentini (SAT), dalla SAT Centrale e dal Club Alpino Italiano (CAI), ha celebrato il 50° anniversario di due storiche vie ferrate: la "Ottorino Marangoni" di Montalbano e la "Gerardo Sega" di Avio. Durante l'incontro, esperti e rappresentanti delle associazioni alpinistiche hanno espresso posizioni chiare riguardo al futuro delle vie ferrate. È emersa una forte richiesta di fermare la proliferazione indiscriminata di nuovi percorsi, privilegiando invece la rigorosa manutenzione e gestione del patrimonio esistente. Si è sottolineata l'importanza di una sicurezza reale, contrapposta a una percezione illusoria del rischio, e la necessità di una comunicazione turistica più responsabile, soprattutto in un'era dominata dai social network. Manlio Pelizon del CAI ha evidenziato come molte ferrate, nate per scopi tattici o come collegamenti strategici, si siano trasformate in vere e proprie attrazioni turistiche autonome. Silvio Rigatti, presidente dell'APT Garda Dolomiti, ha riconosciuto il valore delle ferrate come risorsa per estendere la stagione turistica, mentre Gianni Canale, presidente delle Guide Alpine del Trentino, ha suggerito di distinguere tra alta quota, dove la conservazione è prioritaria, e fondovalle, dove nuove realizzazioni potrebbero essere considerate con cautela. Al contrario, Luigi Casanova di Mountain Wilderness ha invocato un blocco totale contro l'eccessiva "artificializzazione" delle pareti, che minaccia gli ecosistemi fragili. La posizione congiunta di SAT e CAI ribadisce la priorità della gestione responsabile delle vie esistenti, non escludendo la dismissione di quelle che compromettono il paesaggio o sono influenzate dai cambiamenti climatici. Antonio Montani, presidente generale del CAI, ha ribadito la ferma posizione contro la costruzione di nuove ferrate, mentre Cristian Ferrari, presidente della SAT, ha ammonito contro la ricerca di emozioni estreme che snaturano la montagna, affermando che "non tutto ciò che è tecnicamente possibile è necessariamente opportuno". I dati del Soccorso Alpino sulla ferrata di Montalbano hanno rivelato che il 65% degli interventi tra il 2014 e il 2026 è stato causato da sfinimento o incapacità, evidenziando come il cavo d'acciaio possa creare una pericolosa "illusione di protezione passiva", spingendo persone impreparate ad affrontare percorsi tecnici.
Questo dibattito sulle vie ferrate ci invita a riflettere profondamente sul nostro rapporto con la montagna. L'entusiasmo per l'avventura non deve mai oscurare la consapevolezza dei rischi e il rispetto per l'ambiente. La proliferazione incontrollata di nuove vie, spesso guidata da logiche puramente turistiche o dalla ricerca di "scatti perfetti" per i social media, rischia di banalizzare l'esperienza alpina e di mettere a repentaglio la sicurezza degli escursionisti meno esperti. È fondamentale che le associazioni alpinistiche, le guide e gli enti turistici collaborino per promuovere una cultura della montagna basata sull'educazione, sulla preparazione e sulla capacità di riconoscere i propri limiti. La vera sfida non è costruire sempre più percorsi, ma insegnare a godere della montagna in modo responsabile, valorizzando la sua autenticità e preservandola per le generazioni future. Solo così potremo garantire che l'emozione dell'alta quota sia sempre accompagnata dalla sicurezza e dal rispetto per la natura.